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GFL Milano - Incontro del 02/02/2013

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  • GFL Milano - Incontro del 02/02/2013

    Nell’incontro del 2 febbraio 2013 la dott.ssa Marzia Stucchi (Pedagogista) ha trattato il tema della “Comunicazione” con un particolare approfondimento relativamente alla “Comunicazione efficace tra genitori e figli”.
    A tal proposito la dott.ssa Marzia Stucchi ci ha cortesemente fornito la relazione che aveva preparato per l’incontro, della quale quanto segue costituisce una sintesi esplicativa.

    Innanzitutto l’importanza della famiglia che, tra tutti i sistemi a cui apparteniamo, è quello che permane sempre nonostante lo scorrere del tempo, e tuttavia si trasforma in continuazione. La famiglia, intesa come insieme di relazioni, è una rete umana che dà sia appartenenza che identità ad ogni singolo individuo e nello stesso tempo consente a ciascun membro di differenziarsi e di crescere.
    Per tale ragione è il sistema educativo per eccellenza, e quindi un aspetto inevitabile ed importante è sicuramente che la comunicazione tra tutti membri di una famiglia è fondamentale per accogliere la nascita, la crescita, lo sviluppo e la maturità dei propri figli. Infatti la presenza e la qualità della comunicazione educativa sono fattori determinanti della progettualità esistenziale e personale del singolo individuo.
    Sappiamo tutti che genitori non si nasce ma si diventa, si impara attraverso l’esperienza, la forza e il coraggio di mettersi in discussione sempre.

    Importante per la crescita individuale di ognuno, e quindi anche di un bambino, è soddisfare i propri bisogni personali per potersi realizzare. Ai genitori il compito di accompagnare i propri figli nella realizzazione della propria individualità, accettandola e comprendendola anche se diversa dalla loro. Per fare ciٍ è necessario aiutarli, sin dalla nascita, a soddisfare i loro bisogni che variano a seconda dell'età e cambiano con il loro sviluppo.
    Per un approfondimento sulla tematica si rimanda agli studi degli psicologi A.H. Maslow (la scala gerarchica dei bisogni che distingue tra: bisogni primari – bisogni sociali - bisogni del sé) e Carl Rogers (centralità della persona e condizione educativa ideale caratterizzata da: rispetto, empatia e congruenza).
    Un altro psicologo Thomas Gordon ha cercato, con grande successo, di proporre la filosofia rogersiana in un linguaggio più concreto e operativo dando delle linee guide per riuscire ad avere una comunicazione efficace tra genitori e figli. Un buon comunicatore, secondo il metodo Gordon, deve essere in possesso di alcune competenze fondamentali quali: “l’ascolto attivo” ed “il messaggio IO”.
    Il metodo Gordon inoltre mette in mostra ben 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che caratterizzano il non ascolto e che in un certo senso limitano il potenziale della comunicazione.

    In merito alla comunicazione non verbale, e come è già emerso nei precedenti incontri, comunichiamo sempre ed in ogni modo possibile: con parole, sguardi, movimenti, posizione del corpo, gesti, espressioni del volto … comunichiamo anche in silenzio. Non potendo ipotizzare l’esistenza di un “non comportamento” (l’opposto del comportamento) e, ritenendo che ogni comportamento comunica, dobbiamo dedurre che è impossibile non comunicare.
    Pertanto è fondamentale evitare contraddizioni tra linguaggio verbale e non verbale. La concordanza tra tutti gli elementi che compongono e connotano una comunicazione rende chiari, diretti ed inequivocabili i significati del messaggio, realizzando una comunicazione efficace.
    Al contrario una comunicazione in cui gli elementi sono discordanti disorienta il destinatario e non rende comprensibili le reali intenzioni di chi trasmette il messaggio. Focalizzare l’attenzione su un riferimento preciso dà alla conversazione un tono concreto ed un fine ben orientato in cui sono chiari gli elementi di osservazione, si potenzia l’ascolto attivo, si aprono nuove possibilità per esprimere liberamente le proprie convinzioni.
    Al contrario, una conversazione confusa rimane nella confusione, gli argomenti perdono di rilevanza, l’interlocutore fa fatica a comprenderne il senso.

    ب importante darsi il “tempo relazionale” dedicato all’ascolto e alla relazione. Questo è fondamentale per i bambini/ragazzi che se non trovano uno spazio in cui possono esprimere i loro vissuti, ansie, preoccupazioni, disagi, possono generare comportamenti negativi.
    Per promuovere la coesione della famiglia e per creare un clima di solidarietà reciproca e di vicinanza emotiva puٍ funzionare il “circle time” , il sedersi insieme intorno a un tavolo per parlarsi e raccontarsi in un clima favorevole, ad esempio il momento della cena.
    Se vogliamo abituare i figli a parlare con noi di tutto dobbiamo avere un atteggiamento incoraggiante ed essere pronti ad ascoltare anche cose che non ci piacciono. E' per questa via che passa l'educazione alle emozioni e lo sviluppo dell'intelligenza emotiva.

    Ma cosa succede – a grandi linee - nelle varie tappe di sviluppo da un punto di vista della comunicazione ?

    - Bambini da o a 3 anni: all’inizio la comunicazione si basa su competenze visive e uditive. Il neonato è attrezzato per produrre dei segnali, agitazione motoria, pianti, sorrisini, legati ad un bisogno, ad uno stato di insoddisfazione, dolore, fame, sete. La madre cerca di rispondere ai suoi bisogni in maniera adeguata e tra di loro si instaurano le basi della comunicazione con i primi scambi di informazione. In questa prima fase la comunicazione si base principalmente sul linguaggio non verbale dato dagli sguardi e soprattutto dal contatto fisico.
    - Bambini dai 3 ai 6 anni: questo è un periodo importante, i bambini iniziano a fare i primi passi verso la socializzazione, il rapporto con gli altri bambini e le dinamiche con l'adulto iniziano a cambiare. Iniziano ad esplorare il mondo, a sviluppare il senso motorio e un linguaggio più strutturato. E' proprio in questo periodo che si affermano maggiormente i primi conflitti, conversazioni e dialoghi sul rispetto delle regole, sulla gestione delle emozioni ( rabbia, tristezza, paura...) e dei capricci.
    Alcuni genitori cercano di convincerli disperatamente ad accettare allegramente le regole, oppure passano all'altro estremo, indossando la divisa di “tutore della legge”, severo ed inflessibile. Per fortuna esiste una valida alternativa tra l'essere troppo permissivo o troppo severo e autoritario, si chiama “autorevolezza”.
    I genitori autorevoli comprendono la necessità di porre dei limiti e di fornire solide basi educative ai propri figli. E nel farlo, trattano i figli nel modo in cui loro stessi vorrebbero essere trattati: con rispetto e dignità.
    - Bambini dai 6 agli 11 anni: uno dei momenti più difficili dello sviluppo di un bambino è il passaggio dalla famiglia e dalla scuola materna alla scuola elementare, dove il bambino è valutato anche per il proprio rendimento. Nonostante tutti i tentativi di allentare la tensione su questo passaggio, tale momento viene vissuto con normale ansietà. E' la prima occasione di socializzazione dove entrano in atto anche meccanismi di competizione e valutazione. E’ arrivato il momento di proporre ai nostri figli dei messaggi diversi dagli imperativi categorici, loro sono troppo piccoli per essere ragionevoli e troppo grandi per ricevere prediche.
    - Ragazzi dagli 11 ai 18 anni: Il bambino si trasforma in ragazzino, il suo corpo cambia cosى come i suoi pensieri, le sue emozioni si fanno più intense anche per l'arrivo dei primi inaspettati turbamenti sessuali. La relazioni con i coetanei diventa un mix di alleanze, conflitti, ansie e rifiuti. E' un'età di contrasti quindi in questa fase il ruolo dei genitori dovrebbe essere quello di buoni modelli da imitare da parte dei figli. Non è semplice, anche perché i ragazzi sono attratti da tutto ciٍ che è esterno alla famiglia. Sappiamo che in questo periodo comunicare con i propri figli diventa sempre più difficile.
    Per questo motivo molte volte, in questo periodo, si tende a pensare che sia più facile diventare amici dei propri figli annullando i diversi ruoli. Al contrario per crescere serenamente i figli hanno bisogno di regole chiare e precise, di genitori fermi che stabiliscano cosa si debba fare e cosa no.

    Se è vero che i genitori è uno dei mestieri impossibili, comunicare efficacemente con i propri figli è un'alchimia possibile purché si disponga di tanti ingredienti differenti.
    Quando i ragazzi diventano più grandi, spesso le punizioni o i premi non hanno più effetto in quanto i ragazzi devono diventare responsabili delle proprie azioni e assumersi le loro responsabilità. Con le parole di Kierkegaard “noi siamo condannati a essere liberi, a scegliere ed essere responsabili delle nostre scelte anche con i possibili errori”. Ciٍ significa rimandare indietro le responsabilità delle proprie scelte al ragazzo ed essere disposti a correre il rischio che sbagli, perché solo cosى possiamo offrirgli la possibilità di diventare un adulto responsabile in grado di scegliere e di correggere, eventualmente le sue scelte.
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