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Angolo fanciulli

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  • Angolo fanciulli

    Il bambino di gesso
    (testi di Gianni Rodari, versi cantati da Sergio Endrigo)

    Sta fermo! Sta zitto! Non metter i gomiti sulla tavola! Non essere distratto!
    Guarda dove metti piedi! Sta attento a non rovesciare l’acqua!
    E non lasciar cadere la penna! E non perdere i pastelli! Non giocare in cortile!
    Non correre sulle scale! Non fischiare! Non sbattere le porte!
    Non strusciare le scarpe! Non prendere a calci i sassi! Sta buono, perché la mamma ha il mal di testa, perché la maestra ha il mal di testa,
    perché la zia ha il mal di testa, perché la portiera ha il mal di testa…

    Non correva, non saltava
    Pantaloni non strappava
    Non diceva parolacce
    Non faceva le boccacce

    Non sporcava i pavimenti
    Si lavava sempre i denti

    Non strillava, non rideva
    I bottoni non perdeva
    Senza macchie sui guantini
    Senza buchi nei calzini

    Era proprio un bambino di gesso
    Respirava se aveva il permesso
    Stava dove l’avevano messo
    Come un bravo bambino di gesso
    Che non risponde e non dice mai di “no”

    Ora grande è diventato
    Ma non è molto cambiato:
    Compitissimo, prudente
    Ossequioso, diligente

    Dice “grazie” al superiore
    Dice sempre “Sى, signore”

    Se gli danno sulla testa
    Dice grazie e non protesta
    Passa il giorno a fare inchini
    Non ha buchi nei calzini

    Ora è proprio un brav’uomo di gesso
    Che respira se ottiene il permesso
    E rimane dov’è stato messo
    Come un bravo brav’uomo di gesso
    Che non discute e non dice mai di “no”.

  • #2
    Fa riflettere...
    Grazie Osv.

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    • #3
      E' tremendamente vera e attuale

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      • #4
        SPECIE se cresce in comunità il bambino di gesso rispetta tutte le regole ma non sa provare ed esprimere sentimenti.

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        • #5
          Che bella!
          Non l avevo mai letta...

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          • #6
            bella proprio bella!!

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            • #7
              Tenco si è suicidato! Mia sorellina, che stava morendo a 14 anni, non credeva che ci si potesse uccidere. Per una canzone non premiata, poi


              di Marina Corradi


              Le immagini che ho del febbraio 1967 sono come una fotografia in bianco e nero e mossa, e sfocata. Erano giornate brevi e nebbiose, una gran nebbia dalla periferia di Milano allungava le sue lingue fino alla Fiera, al mattino. Alle otto il mondo stentava ancora a prendere forma. Dentro, dietro le finestre illuminate di una clinica privata, in uno di quei quadratini gialli allineati c'eravamo noi. Mia madre, mia sorella di 14 anni e io, che ero piccola - a stento arrivavo al davanzale della finestra sporta sulla nebbia.

              La mattina in un ospedale è il momento più affaccendato, un via vai di infermiere che fanno prelievi, provano la febbre, compilano cartelle. Nella luce bianca e un po' fioca delle lampade, ricordo mia sorella nel letto, magra, bruna, la treccia nera sul cuscino. I suoi grandi occhi neri miti da gazzella trafitta da una freccia: che non capisce, che non sa perché il respiro le manca, e non puٍ più correre. Ricordo la boccetta trasparente della flebo che gocciava lenta nell'ago, nel suo braccio esile.

              Sul comodino un lavoro a maglia, la Settimana enigmistica, una grammatica latina per quel ginnasio che non avrebbe mai cominciato. E lo sguardo di mia madre, che aveva gli stessi occhi neri di Lucetta, ma come sbarrati da un'angoscia muta; presente alla realtà, sorridente, eppure già cosى lontana. Su tutto questo l'odore amaro delle medicine, dei disinfettanti, delle minestre tristi, all'ora del pranzo.

              E dunque, dietro quella finestra illuminata in quelle sere del febbraio 1967 ascoltavamo, da un piccolo televisore, Sanremo. Tanto per non lasciare precipitare la notte sulla nostra domanda. Per credere di fare entrare in quella stanza un po' di allegria. Sembravano tutti, su quel palco, giovani e belli, e cosى vivi.

              Ma la mattina mia madre lesse sul Corriere della Sera che uno di quei ragazzi si era suicidato. Che aveva lasciato scritto che lo faceva perché avevano bocciato la sua canzone. Ricordo un attimo di silenzio nella stanza allora, e poi la voce gentile di mia sorella: «Per una canzone? Stava bene, e si è suicidato per una canzone?» Non moralista, ma incredula, e addolorata. Lei, quattordici anni e la sua treccia bruna, e la grammatica latina sul comodino che non le sarebbe servita.

              Io ora fatico a credere che davvero Tenco si sia suicidato per una canzone. Forse uno non lo sa davvero, perché si suicida. Perٍ, era uno che aveva tanto: era giovane, sano, aveva una bella voce, e talento. Che peccato, che schiaffo a tutti quelli che vorrebbero vivere, e non possono.

              Per questo l'altra sera, quando ho visto in apertura del festival l'omaggio a Tenco, immalinconita ho spento. Non mi piace un tempo che fa, di chi si ammazza, un mito, o una leggenda. Negli occhi ho sempre quello sguardo da gazzella trafitta, che non capiva perchè. Che voleva, tanto, correre ancora.

              Tempi.it

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              • #8
                Ieri sera guardavo "Chi l'ha visto?", un'intervista ad una mamma il cui marito è stato ucciso brutalmente durante una rapina in Campania.
                L'aggressore è fuggito dai domiciliari e ora sembra irreperibile.
                Ciٍ che mi ha colpito sono state le parole di questa donna:
                "La giustizia è un valore da insegnare, e per questo motivo mi tocca difendere uno Stato che non è stato capace di tenere in carcere l'aggressore di mio marito davanti ai miei figli, per non fargli emergere in loro la rabbia da tutto ciٍ che è successo e non credano più nella giustizia"...

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                • #9
                  La ho vista anche io e ho pensato la medesima cosa, tra l'altro in un territorio dove già la presenza dello Stato è difficile da percepire per i ragazzi.

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                  • #10
                    Finalista al primo concorso poesia sull'affido

                    Il fanciullo



                    di Carlotta Anna Cittadini

                    Ed ecco dunque il fanciullo,
                    spiaggia increspata
                    dalle onde profonde
                    lascia un graffio di dolore
                    per cercare l'amore

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                    • #11
                      http://www.vita.it/it/article/2017/0...gie-sp/142587/

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                      • #12
                        "La canzone è piaciuta a -quasi- tutti noi..." :-)

                        Dunque: se è vero che i bambini che rappresentano le nuove generazioni conoscono e cantano "Alla Fiera dellEst" e non conoscono l'autore, puٍ succedere che una classe elementare, la 3 B dell'Istituto San Paolo di Roma, sotto la guida del maestro Davide facciano una ricerca per capire e per sapere chi è Angelo Branduardi!
                        E lo fanno con la spontaneità e la "spietata ingenuità" di chi non è ancora programmato all'ipocrisia e alle bugie degli adulti. :-)
                        Angelo Branduardi

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                        • #13
                          http://www.vita.it/it/article/2017/0...gie-sp/142587/

                          Comment


                          • #14
                            Parte dell' intervista a Dino Zoff, su Repubblica. Ecco la sua fanciullezza:

                            ROMA - L'appuntamento per fare due chiacchiere Dino Zoff lo fissa in uno dei circoli storici di Roma, di quelli che affacciano sulle sponde del Tevere. Il tempo di una stretta di mano e si comincia.

                            Gli almanacchi recitano: Dino Zoff, nato il 28 febbraio 1942 a Mariano del Friuli. Tutti hanno presente la sua figura di monumento dello sport italiano. Ma il Dino Zoff bambino com'era?
                            "Ero un bambino normale di quei tempi, avevo la possibilità di giocare sempre. Negli anni cinquanta non c'erano pericoli nei paesi, si giocava e si trovava posto dappertutto, anche nei campi. Una fanciullezza straordinaria. Facevo qualsiasi genere di sport anche se non era codificato come tale".

                            L'idea del bambino porta inevitabilmente a quella dei genitori. Che emozioni, quali ricordi porta con sé di loro?
                            "Ovviamente porto con me delle emozioni legate a mio padre e a mia madre ma, a dire il vero, ho anche dei rimorsi perché mi sembra di aver fatto poco per loro. Forse sono considerazioni che si fanno in vecchiaia... La mia era una famiglia contadina, che lavorava la terra con tutta la fatica che questo comportava. A casa mia c'è sempre stata la concretezza, un approccio alle cose che mi è servito poi nella mia professione di calciatore. In altre parole non esistevano le scuse, mi è stato trasmesso il senso della responsabilità. Da loro ho appreso questa linea di comportamento senza il ricorso a tante parole".


                            Questo tipo di educazione oggi funzionerebbe ancora?
                            "Ci sono certe regole basilari che dovrebbero ancora funzionare perché il comportamento, la dignità, l'onestà, fare bene il proprio lavoro sono valori che raccolgono tutto: professionalità, voglia, passione. Certo, oggi viviamo in un mondo nel quale in ventiquattr'ore cambia tutto, perٍ le cose basilari dovrebbero rimanere".

                            ....Oltre al calcio, cosa l'ha appassionata di più nella vita?
                            "Senza dubbio gli sport motoristici. Li ho sempre seguiti fin da bambino, le due e le quattro ruote".

                            Il calcio, oggi, secondo lei dove sta andando?
                            "Più che altro mi domanderei dove sta andando il mondo. Il calcio, a parte qualche regola che cambia, rimane sempre lo stesso. Chi poteva pensare che sarebbero venuti i cinesi a comprare le squadre italiane, noi che, dopo gli inglesi, ci sentivamo i padroni del calcio?".

                            Secondo lei potrà funzionare?
                            "C'è il rischio di perdere valori e tradizioni, perٍ il mondo va avanti. Poi non so se potrà funzionare. I cinesi vengono qui



                            per poi importare il calcio da loro. Quando questo processo sarà avvenuto, non so qui da noi cosa resterà. Io credo nelle tradizioni. Prendi Wimbledon, ad esempio, il concetto di divisa bianca. La tradizione dà importanza alle cose, non è qualcosa di vecchio da buttare via. Capisco anche che, nella vita, ci sono pure delle tradizioni che spariscono: il mondo moderno brucia tutto in ventiquattro ore. E' difficile capire come si svilupperà il processo".

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                            • #15
                              1 marzo 2017
                              Roma, i bambini e Platone: la filosofia si fa alle elementari

                              In terza elementare si studia la filosofia greca, in quinta si arriva a quella cinese. ب questo il programma del laboratorio di filosofia per le scuole elementari di Nicola Zippel, professore liceale, che ha recentemente pubblicato il libro "I bambini e la filosofia", edito da Carocci. "La filosofia aiuta il bambino a organizzare il libero pensiero: è una guida della riflessione. Spesso i tabù che abbiamo sull'infanzia sono preconcetti del mondo adulto, i bambini - conclude Nicola Zippel - sono pronti a parlare di tutto

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