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Per chi vuole cominciare e non sa cosa fare.

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  • Per chi vuole cominciare e non sa cosa fare.

    Per chi vuole cominciare e non sa come fare...abbiamo pensato, io e un'altra mamma in attesa, di aprire questo spazio. Chi ha notizie utili per avvicinarsi all'adozione dal punto di vista informativo, le posti pure in questo spazio.
    http://www.genitorisidiventa.org/doc...formazioni.pdf

  • #2
    Ciao davi

    non si apre il link, o meglio quando ci clicchi ti manda a una pagine che dice:

    Not Found

    The requested URL /doc...formazioni.pdf was not found on this server.

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    • #3
      Grazie della segnalazione Jimmy. Scusate provvederٍ a sistemare.
      Intanto il documento di cui parlavo è questo:

      Informazioni di base per chi è interessato
      a presentare domanda di disponibilità all’adozione
      A CHI RIVOLGERSI
      · Servizi sociali dell’Azienda sanitaria locale o del Comune di residenza
      · Cancelleria del Tribunale dei Minorenni competente per residenza della coppia
      · Associazioni che, come “Genitori si diventa”, si occupano di adozione
      REQUISITI INDISPENSABILI PER PRESENTARE DOMANDA DI
      DISPONIBILITA’ ALL’ADOZIONE
      · Essere sposati alla data di presentazione della disponibilità all’adozione
      · Aver raggiunto almeno 3 anni di stabile unione mediante:
      1. solo matrimonio
      2. matrimonio misto a convivenza precedente
      3. solo anni di convivenza
      · Che non sussista o non abbia avuto luogo negli ultimi 3 anni separazione personale,
      neppure di fatto
      · Non aver subito condanne penali, né aver procedimenti penali in corso
      NON POSSONO PRESENTARE DOMANDA DI DISPONIBILITA’
      ALL’ADOZIONE
      Single
      Coppie di fatto
      LIMITI DI ETA’ TRA ADOTTATO ED ADOTTANTE
      Differenza minima: 18 anni
      Differenza massima: 45 anni
      Deroghe sono previste solo in casi particolari e comunque a discrezionalità del Tribunale
      dei Minorenni.
      A CHI VA PRESENTATA LA DOMANDA DI DISPONIBILITA’
      ALL’ADOZIONE
      · Nazionale: a qualunque Tribunale dei Minorenni presente sul territorio italiano
      · Internazionale: solo ed esclusivamente al Tribunale dei Minorenni di competenza
      rispetto alla residenza della coppia. (vedasi elenco -
      http://www.genitorisidiventa.org/redirect.php?id=13)
      VALIDITA’ DELLA DOMANDA
      · Nazionale: 3 anni dalla data di presentazione
      · Internazionale: aver dato mandato, entro 1 anno dal ritiro del Decreto di Idoneità, ad
      un Ente autorizzato (organismo preposto ad espletare le pratiche di Adozione
      internazionale)
      DOCUMENTAZIONE RICHIESTA ALL’ATTO DELLA PRESENTAZIONE
      DELLA DOMANDA DI DISPONIBILITA’ ALL’ADOZIONE
      (variabile a seconda del Tribunale dei Minorenni a cui si fa capo per residenza)
      · Certificato di nascita
      · Certificato di residenza
      · Certificato di matrimonio
      · Stato di famiglia
      · Certificato penale del Casellario Giudiziale
      · Copia dell’ultima Dichiarazione dei redditi
      · Prove documentali e/o testimoniali della convivenza prima del matrimonio
      Alcuni Tribunali dei Minorenni, in luogo della documentazione sopra citata, richiedono
      semplicemente un’autocertificazione attestante tali dati.
      Inoltre:
      · Fotografie dei coniugi
      · Certificato di sana e robusta costituzione psicofisica
      · Analisi mediche (variabili a seconda del Tribunale), per esempio: HIV, Epatiti,
      TBC, TPHA
      · Dichiarazione, da parte dei genitori viventi degli adottanti, di assenso all’adozione
      richiesta dai figli o certificato di morte in caso di genitori deceduti.
      ULTERIORI RICHIESTE
      (segnalate direttamente sul modulo di presentazione della disponibilità
      o su eventuale Questionario allegato e variabili a seconda del Tribunale)
      · Condizioni abitative
      · Recapiti telefonici
      · Situazione lavorativa – aspettative di legge o altre
      · Accettazione handicap (varie tipologie)
      · Sviluppo massimo per cui ci si sente disponibili (fasce di età del minore)
      · Numero dei minori per cui ci si sente disponibili
      · Presenza di altri figli (biologici, adottivi, in affido)
      · Numero di domande presentate presso altri Tribunali (solo per la Nazionale)

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      • #4
        Grazie davi per aver iniziato tu ora man mano cerchero di postare tutto il resto un bacione.

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        • #5
          ontributi

          Conflitti

          A cura di:
          Anna Guerrieri
          Data:
          16-03-2009
          Argomento:
          Parlare di adozione
          Pensando ai figli che verranno si immaginano le coccole, le tenerezze, le piccole cure quotidiane, non si pensa quasi mai ai conflitti e agli scontri che potranno scoppiare né si prevedono i sentimenti che la rabbia e la furia dei bambini potranno suscitare in noi. Prima di adottare si crede spesso di essere in grado di affrontare tutto quello che verrà, di essere capaci di gestire ogni emozione e di essere sempre in grado di decidere per il meglio. La rabbia dei piccoli puٍ essere travolgente e primordiale, scatta per una frustrazione, oppure perché sono stati esposti a situazioni al di là delle loro capacità emotive. Una volta che la fiamma divampa sembra incontrollabile e furiosa, alimentata talvolta dai ricordi stessi dei bambini, ricordi di solitudine e di dolore, ricordi cui manca una consolazione. Tutto quello che erompe è un flusso incandescente e irrefrenabile. Non è facile, e certo la soluzione non è far finta di nulla. Tutte le emozioni sono ammissibili ma tutte le emozioni devono trovare un loro contenitore, un loro posto nella geografia dell’ anima. Molti nostri figli, da piccini, non sono stati “contenuti” da braccia ferme e accoglienti ed ora non sanno contenere se stessi e i propri sentimenti. Corrono le loro parole, le loro gambe, le loro emozioni, corrono e investono chi hanno a fianco. Il “limite” che veniva dato dall’istituto era funzionale al buon andamento operativo della struttura, si trattava di limiti spesso obbediti per paura e in genere sfidati appena si poteva. Il “limite” della famiglia è funzionale alla crescita dell’individuo e alla sua capacità di partecipare della vita sociale serenamente. Un bambino che non trova mai un confine adeguato cresce nella sensazione di “poter” vivere da solo, anzi di “dover” contar solo su sé stesso, e non c’è nulla di più attraente e di più pauroso. Come porre i limiti? Questa è la vera domanda perchè non è facile dire un “No” quando questo sembra potersi trasformare troppo facilmente in un corpo a corpo infinito. Non è facile soprattutto quando noi stessi non ci sentiamo ancora e per davvero genitori a pieno titolo. Travolti dalla furia delle emozioni di un figlio o una figlia che hanno sofferto, incerti di noi stessi e del nostro ruolo, spesso soli in quest’avventura che è l’adozione, ci possiamo trovare, noi adulti, a reagire in modi che hanno fatto male a noi quando eravamo bambini e ci scopriamo come non avremmo mai voluto scoprirci. I figli sono cosى, ci fanno toccare il meglio e il peggio di noi stessi. Scopriamo di essere impazienti e incoerenti: ci pesa all’inizio dover rinunciare a tutte le abitudini costruite come coppia, ci pesa che al ristorante non si possa mai conversare e mangiare in pace, ci stanca non riuscire ad avere una sera tranquilla, ci esaspera trovarci ingaggiati in lotte continue su questioni che a noi sembrano banali. E allora, complice la stanchezza, puٍ scattare lo schiaffo, la botta, lo scrollone. E certi bambini che di punizioni fisiche ne hanno subite fin troppe, che sono stati violati o maltrattati, reagiscono anche loro … con uno schiaffo, una botta, un calcio … No, non è facile. Non è facile neanche fermarsi e riflettere col proprio compagno o la propria compagna sul cosa fare e come o quando farlo. Bisogna saper contenere e limitare senza rifiutare, accogliere e fermare . E’ una grande fatica! Il cuore di tutto il problema è in noi adulti: più noi siamo sicuri e sereni del nostro ruolo di genitori, meno ci fanno spavento i figli con le loro storie passate, più siamo in grado di dire un “No” senza che si trasformi in una lotta, in una “crisi”. Non resteremo scossi dalle urla e dalle scenate agite per mettere alla prova, per confermare una volta di più che noi non li lasceremo. Sapremo vedere ogni situazione per come è: un qualcosa che finisce lى e che non compromette il rapporto costruito sino ad allora. Sapremo trovare le maniere pratiche e concrete per far capire un “Basta” restando sempre accanto a loro, perché non sono loro che fermiamo ma le loro emozioni. Non è mai una questione di “chi la dura, la vince”. Non raccogliendo le sfide ma decidendo noi, senza drammi, quali sono i comportamenti ammissibili, semplicemente daremo ai nostri figli delle sicurezze senza addossar loro la responsabilità di capire da soli cosa è giusto e cosa è sbagliato fare. Facile? No, non è facile, ma è quello che dobbiamo ai nostri bambini: due genitori forti, che staranno sempre “con” loro e che sapranno accettarli per come sono insegnandogli a dare il meglio di sé. (Estratto da Verso l'adozione)

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          • #6
            Adozione e Scuola: questione di equilibrio

            A cura di: Viviana Rossetti
            Data: 02-10-2008
            Argomento: Scuola
            Di fronte alle difficoltàscolastiche dei bambini adottati diventa prioritaria la necessità di mantenereun delicato equilibrio fra due tendenze opposte ma ugualmente deleterie.La prima, chiamata “rifiuto delladifferenza”, consiste nel negare decisamente qualsiasi differenza fra l’esserestato adottato e l’esser stato generato dai propri genitori, in un tentativo diassimilazione della filiazione adottiva a quella naturale.Tale tendenza è spessoresponsabile, soprattutto a scuola, di un mancato adattamento del contestoambientale alle esigenze di ogni singolo bambino e al rispetto della suastoria: si tratta di quelle situazioni in cui il programma “impone” diaffrontare un argomento, ad esempio “la storia della mia vita”, e ciٍ vienefatto in modo impersonale e decontestualizzato perché si deve fare, ma senzachiedersi quale impatto possa avere su quel bambino e sul suo percorsoevolutivo.Altri esempi ancora possonoverificarsi in quelle situazioni in cui, dopo qualche mese di permanenza nellascuola italiana, tratti in inganno da una sufficiente competenza linguisticaformale rispetto all’uso concreto del linguaggio da parte del bambino, lerichieste vengono uniformate al resto della classe presupponendoun’interiorizzazione di significati e un’abilità metalinguistica che non semprecorrispondono alla capacità di usare il mezzo linguistico come viene invecerichiesto.L’altra tendenza deleteriaconsiste nell’insistenza sulla differenza fra filiazione adottiva e filiazionebiologica, che viene enfatizzata al punto da ricondurre la causa di qualsiasiproblema incontrato (soprattutto quelli di comportamento) all’adozione.Le conseguenza possono esserealtrettanto deleterie per il bambino che rischia di non veder riconosciutedifficoltà, scolastiche e non, che prescindono dall’adozione e che riguardanoinvece la crescita e lo sviluppo di ogni bimbo.In questa situazione, inoltre, sirischia anche di colpevolizzare inutilmente i genitori, che si sentonoimplicitamente accusati di non essere in grado di offrire al figlioquell’ambiente accogliente e sereno che gli permetterebbe di affrontare ledifficoltà legate alla sua storia adottiva e di mostrare quindi un rendimentoadeguato.Quanto volte gli insegnanti (eanche i genitori) pensano ingenuamente “va male a scuola perché è statoadottato…”, come se la condizione adottiva conducesse inevitabilmente ad uninsuccesso scolastico a priori che non è legato alla singolarità e unicità ***gni singola esperienza, ma che viene associato in modo arbitrario esemplicistico all’adozione più per stereotipo che per cognizione di causa. L’esperienza professionale nelcampo dei disturbi di apprendimento e in quello delle difficoltà di origineaffettiva dovrebbe insegnarci che di fronte ad un bambino adottivo che presentiuna difficoltà scolastica, comportamentale o affettiva, non bisogna maidimenticare due cose: la prima è che abbiamo di fronte un bimbo con una storiaparticolare, difficile e dolorosa, e che tale storia potrebbe avergli lasciatodelle cicatrici invisibili all’occhio dell’adulto ma non per questo menodolorose e profonde; la seconda, non meno importante, è che il bambino cheabbiamo di fronte è un bimbo con pari diritti rispetto ad un figlio biologico,compreso purtroppo il diritto di mostrare quelle difficoltà e quei problemi chequalsiasi bambino puٍ incontrare nel suo percorso di crescita, come ad esempiola dislessia o un altro disturbo specifico dell’apprendimento.ب importante, quindi, mantenereun sottile ma difficile equilibrio fra la storia adottiva di ciascun bambino,che non va mai dimenticata o “normalizzata”, e il contesto attuale e reale delbimbo, che va oltre il suo passato e che non puٍ da questo essere “cancellato”e dimenticato.


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            • #7
              http://www.genitorisidiventa.org/vis...ntributo&id=21 L'Adozione è l' intercultura a scuala 1 - 2
              http://www.genitorisidiventa.org/vis...ntributo&id=21

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              • #8
                http://www.genitorisidiventa.org/vis...ntributo&id=21 le origini

                Comment


                • #9
                  Questo è il primo link postato che non apriva...

                  http://www.genitorisidiventa.org/doc...formazioni.pdf
                  www.genitorisidiventa.org

                  Ciao Fragolina!

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                  • #10
                    Per chi fosse interessato il Punto informativo di Messina dell'Associazione Genitori si Diventa Org, sta effettuando un ciclo di incontri di PARLIAMONE CON esperti. Vi posto i dati della sede di Messina, ma entrando nel sito di GdS potete trovare altri punti informativi dislocati in varie città d'Italia, le attività che svolgono e i recapiti dei referenti zonali.
                    Vi posto anche l'invito del prossimo incontro che sarà il 17 Marzo alle ore 16.30.

                    http://www.genitorisidiventa.org/vis...=sezione&id=49

                    http://www.genitorisidiventa.org/vis...amento&id=1744

                    Comment


                    • #11
                      Fragolina, se tu hai o trovi materiale informativo utile a chi inizia il percorso dell'adozione, postalo pure, non deve essere necessariamente materiale di GsD.

                      Comment


                      • #12
                        Una lettura interessante: http://issuu.com/redazione_gsd_infor...olor=%23222222

                        Comment


                        • #13
                          Non dimentichiamo di inserire l'iter spiegato proprio dalla CAI Commissione adozione internazionale.

                          http://www.commissioneadozioni.it/it...-adottare.aspx

                          Comment


                          • #14
                            E per l'adozione nazionale...

                            http://www.tribunaledeiminori.it/adozione.php

                            Comment


                            • #15
                              allimenti adottivi: un incontro di Genitori si diventa a Monza.

                              A cura di:
                              Silvia Ardigٍ
                              Data:
                              17-10-2006
                              Argomento:
                              Fallimento
                              Com’è difficile…
                              Ero in prima file, bloc-notes in mano, salutavo via via le coppie che entravano e pensavo: meno male che c’è gente (alla fine eravamo in 124!), temevo il peggio visto l’argomento non proprio entusiasmante; chi vuole sentir parlare di fallimenti adottivi quando, dopo aver già fallito nel suo tentativo di genitorialità biologica si ritrova ad investire con entusiasmo in un progetto di genitorialità diversa?
                              Mentre il primo relatore (dott. Chierici) parlava – parole forti, dirette, incisive – seguito dal secondo (dott. Augurio) che ha rincarato la dose, il mio primo pensiero arrogante e superficiale, di chi è dentro all’adozioni da molti anni, è stato: “Ok, niente di nuovo sotto il sole”.
                              Che errore.
                              Faccio un passo indietro, cosa è stato detto essenzialmente?

                              I minori in stato di adozione provengono da un mondo totalmente estraneo al nostro.
                              Nessuno di noi ha mai infatti pensato, neanche lontanamente, di abbandonare, maltrattare, abusare un bambino; ma quel bambino, che dovrà diventare nostro figlio, questo ha subito, da questo mondo proviene.
                              Alla coppia aspirante all’adozione è richiesta una molteplicità di risorse incredibili: apertura e flessibilità mentale, accettazione della diversità in tutte le sue forme, accoglienza totale e incondizionata dell’altro, empatia, capacità di “risanare”, etc.
                              Al dare amore si contrappone la capacità di saper ricevere amore che a suo volta racchiude in se aspettative, da parte dell’adulto, quasi sempre diverse rispetto a quelle del bambino.
                              Capacità di riuscire a spostare l’attenzione dal mondo degli adulti a quello dei bambini, magari iniziando finalmente a leggere libri che parlano delle loro sofferenze, dei loro bisogni, delle loro aspettative.
                              E’ seguita una presentazione di casi di fallimenti con conseguenze, ovviamente, drammatiche e devastanti per il minore (istituzionalizzazione fino al 18esimo anno, con tutto quel che ne consegue sulla sua psiche)
                              Poi una presentazione, per fortuna!, di casi di fallimenti recuperati mediante reinserimento del minore in altro contesto famigliare.
                              Una prima ricerca effettuata dai Tribunali dei Minorenni ha evidenziato una complessità di analisi circa i fallimenti adottivi che non possono essere racchiusi nelle mere restituzioni dei minori collocati, ma che riguardano anche le nuove aperture di procedimenti civili sulla potestà e sul comportamento del minore. Questa analisi porta ad una stima di un 12% di fallimenti adottivi.

                              Il dato statistico ufficiale - da una ricerca che ha analizzato gli anni dal 1998 al 2000 - ha rilevato che i fallimenti adottivi sono più o meno equamente distribuiti tra Adozione Nazionale ed Internazionale.
                              Di questi il 98% era relativo a coppie che avevano ottenuto il Decreto di idoneità in Appello. Va da sé la diversità di valutazione e la competenza tra i due Tribunali.
                              La famiglia adottiva, diversa da quella biologica, è una famiglia “sociale” nel senso più puro e buono del termine. Ha il dovere di non chiudersi su sé stessa ma di aprirsi.
                              Strategie per la prevenzione dei fallimenti: maggior accuratezza nella valutazione delle coppie, accompagnamento alla coppia nel percorso pre-adottivo e soprattutto post-adottivo, stimolare la ricerca delle capacità riparative all’interno della coppia, stimolare le coppie nella necessità di trovarsi insieme per affrontare i problemi e confrontarsi costantemente, importanza fondamentale in questo caso degli incontri di auto-aiuto post adottivi, etc.

                              Frase finale ad effetto del dott. Augurio: siamo traghettatori tra un passato doloroso ed un futuro sereno.
                              Potremmo cambiare nome all’associazione: “Caronte si diventa”.
                              Scusatemi la battutaccia.

                              Dopo il primo errato pensiero iniziale ho finto di non sapere quello che, forse, penso di sapere, ho cercato di ascoltare diversamente quanto veniva detto, ho guardato con attenzione le coppie presenti, ho cercato di pensarmi come loro - dieci anni fa, quando la nostra scelta ha preso forma, e dopo una notte di meditazione posso dire questo:
                              che paura e preoccupazione, quanta responsabilità.

                              La necessità di noi adulti di soddisfare il desiderio egoistico di genitorialità, quando non è molto spesso invece un bisogno, ci porta a marciare come dei panzer verso la sua realizzazione schivando le mine che troviamo sul percorso senza invece fermarci a disinnescarle.

                              Lo scopo primario dell’adozione non è renderci genitori ma dare dei genitori a chi ha il pieno diritto di averli.
                              Parole ovvie, scontante e ritrite.
                              Ma quanti di noi, prima e anche dopo aver adottato, si rendono pienamente conto del reale peso di questa scelta?
                              Quanti sono o saranno quelli che, dopo aver ascoltato, invece di incazzarsi coi Servizi o col Tribunale inizieranno ad essere i censori di se stessi?
                              Quanti riusciranno a spostare realmente l’attenzione ai bisogni del minore?
                              Quanti, dopo aver adottato, riusciranno a mettere in campo realmente quell’empatia, quella capacità di ascolto, quella capacità di riparazione richiesta quando non sempre riesci a farlo neanche con il compagno della tua vita?
                              Quanti riescono a comprendere appieno che il futuro di un bambino già troppo segnato è completamente nelle nostre mani?
                              Quanti riusciranno ad anteporre i bisogni, le aspettative, i tempi del bambino al proprio bisogno di riconoscimento ed accettazione?
                              Dieci anni fa non ero assolutamente pronta a tutto questo…, ho commesso errori, ne commetterٍ sicuramente ancora.
                              Essere genitore è una crescita continua, essere genitori per adozione una sfida continua, a volte estenuante perché non riesci a vedere le mete, o quando pensi di averle raggiunte ti crolla tutto addosso. Brutta cosa le aspettative!
                              Non è facile, non è facile per chi come noi ci è dentro da anni, figuriamoci per chi è solo all’inizio.
                              Ieri sera mi sono spaventata io, con 8 anni e mezzo di “gavetta” alle spalle e con lo spauracchio dell’adolescenza (vero banco di prova della riuscita di un’adozione) che ha ormai bussato alla nostra porta.
                              Michele a fine incontro ha posto a tutti questa domanda: “vorrei sapere come vi sentite dopo tutto quello che è stato detto”
                              Una sola persona su 124 ha detto: “preoccupata”. Avremmo dovuto urlarlo tutti quanti in coro.


                              Credo che sia un buon spunto di riflessione è interogazione per chi inizia è in questo straordinario percorso.

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