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  • ULTIME NOTIZIE ----------GOMA PERTE 2--------------

    NORD KIVU: NEGLI SCONTRI DECINE TRA VITTIME E FERITI
    Altro

    Sono almeno 19 le vittime e 27 i feriti causati dagli scontri che stanno contrapponendo l’esercito della Repubblica Democratica del Congo e i ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) alle porte di Goma, il capoluogo della provincia del Nord Kivu: lo ha detto oggi Lambert Mende, portavoce del governo di Kinshasa.

    Secondo il responsabile, che ha fornito un bilancio relativo alla sola giornata di ieri, tra le vittime ci sono 15 ribelli e quattro militari. A rimanere feriti sarebbero stati invece 15 ribelli e sei soldati.

    Fonti della MISNA a Goma hanno riferito che oggi i combattimenti sono ancora in corso. Gli scontri nei pressi del capoluogo del Nord Kivu sono ripresi pochi giorni prima del previsto arrivo in città del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon.

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    • ULTIME NOTIZIE ----------GOMA PERTE 3--------------

      SI COMBATTE ATTORNO A GOMA, BAN KI-MOON A KINSHASA
      Altro Economia e politica Primo Piano

      Proseguono per il terzo giorno consecutivo alle porte di Goma i combattimenti tra la ribellione del Movimento del 23 marzo (M23) e l’esercito regolare congolese (Fardc) mentre a Kinshasa è cominciata la visita ufficiale del Segretario generale Onu Ban Ki-moon.

      Gli scontri si stanno concentrando nel villaggio di Mutaho, a una decina di chilometri a nord del capoluogo della provincia del Nord Kivu, nell’est del paese, al confine con Rwanda e Uganda. Il colonnello Olivier Hamuli, portavoce militare dell’esercito regolare nella ricca provincia mineraria, ha assicurato che “non abbiamo perso alcuna posizione”, accusando i ribelli di voler prendere il controllo di Mutaho e di “lanciare deliberatamente bombe sulle popolazioni”. Fonti Onu sul posto hanno confermato che razzi di lunga gittata hanno raggiunto Muguet, quartiere a ovest di Goma che ospita un campo sfollati. Anche la zona di Ndosho sarebbe stata colpita da ordigni utilizzati dall’M23. Oltre ad aver causato lo sfollamento di più di un migliaio di civili, arrivati al centro di Goma per mettersi al riparo, i scontri hanno già provocato almeno 19 vittime e 27 feriti, in base all’unico bilancio ufficiale diffuso dal governo.

      Il responsabile della società civile del Nord Kivu, Omar Kavota, ha denunciato all’emittente Onu in Congo ‘Ra*** Okapi’, la presenza di soldati ruandesi che combattono affianco ai ribelli. “Tutto ciٍ era prevedibile e noi avevamo già avvertito le autorità congolesi che hanno reagito in ritardo. Almeno 300 uomini dell’esercito ruandese hanno varcato il confine a piedi a Gasizi e poi sono passati per Kingarambe per raggiungere i ranghi dell’M23” ha detto Kavota, sottolineando che “in realtà l’obiettivo è quello di attaccare Goma e sfidare la brigata di intervento Onu”. La ripresa dei combattimenti, dopo sei mesi di tregua, viene ricollegata da fonti locali e osservatori al dispiegamento in corso di soldati africani – inviati da Tanzania, Sudafrica e Malawi – con mandato offensivo per lottare ai gruppi armati che da anni destabilizzano il Nord Kivu.

      Il riaccendersi delle violenze in Nord Kivu sarà uno dei temi centrali della visita di Ban, arrivato a Kinshasa con il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim. In teoria il Segretario generale Onu è atteso per domani a Goma, prima di partire per Kigali (Rwanda) e Entebbe (Uganda). Con il presidente Joseph Kabila e le autorità dei paesi confinanti, coinvolti nella crisi, Ban valuterà l’attuazione dell’accordo di Addis Abeba, firmato lo scorso febbraio per ristabilire la pace nell’est del Congo, condizione necessaria per lavorare allo sviluppo economico della regione. Alla vigilia dell’arrivo del massimo esponente Onu, i principali partiti di opposizione si sono uniti in un “Fronte comune dell’opposizione” (Fco) con la speranza di ottenere un colloquio con Ban. La nascita del fronte – costituito dall’Udps, Unc, liberali, Fac e Ufc – è stata pensata anche in vista del dialogo nazionale promesso da Kabila per tentare di riappacificare la vita politica dopo le contestate elezioni generali del 2011.

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      • UNTIME NOTIZIE -----------23/05
        FONTE MISNA

        SEGRETARIO ONU A GOMA, MA CRISI UMANITARIA SI AGGRAVA
        Altro Economia e politica Giustizia e Diritti umani Primo Piano

        Nonostante i combattimenti degli ultimi giorni, il segretario generale Onu Ban Ki-moon ha raggiunto Goma, capoluogo della ricca e instabile provincia del Nord Kivu. Il suo arrivo è coinciso con una tregua negli scontri osservata dalle forze contendenti, da una parte la ribellione del Movimento del 23 marzo (M23) e da un’altra l’esercito regolare congolese (Fardc).

        Dalle prime ore del giorno la situazione sul terreno è “calma” e “ciascuno è fermo sulle proprie posizioni”, ha riferito l’emittente locale Ra*** Okapi. “Speriamo che la tregua che abbiamo decretato in modo unilaterale possa portare Ban Ki-moon a sostenere la richiesta del nostro movimento: la firma formale di un cessate-il-fuoco con il governo congolese” ha scritto in un comunicato Bertrand Bisimwa, capo politico della ribellione nata nel 2012. All’inizio del mese l’M23 si è ritirato dai colloqui di pace di Kampala, condizionando la ripresa dei negoziati alla firma di un cessate-il-fuoco con Kinshasa.

        Il segretario generale Onu e il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim sono stati accolti all’aeroporto di Goma dal governatore del Nord Kivu, Julien Paluku. Ban Ki-moon ha assicurato che “nulla potrà fermare il processo di pace nell’est del Congo”, ribadendo la determinazione delle Nazioni Unite a “far attuare l’accordo di Addis Abeba”, firmato lo scorso febbraio, e a “dispiegare la brigata di intervento della locale missione Onu”, creata con un mandato offensivo per dare la caccia a tutti i gruppi armati. La delegazione ha poi visitato l’ospedale Heal Africa, che presta assistenza alle donne vittime di violenze sessuali. Ieri a Kinshasa il massimo responsabile Onu aveva sottolineato che con la sua visita intende esprimere “solidarietà con la popolazione congolese, che non è dimenticata”, incoraggiandola a “non rinunciare alla speranza”. Ban Ki-moon si recherà poi a Kigali, la capitale del Rwanda, per far poi tappa a Entebbe, in Uganda. Questi due paesi sono da tempo accusati di sostenere la ribellione dell’M23.

        Tuttavia sul terreno la tensione rimane alta e la ripresa degli scontri, cominciati lunedى dopo sei mesi di relativa calma, ha ulteriormente aggravato la crisi umanitaria successiva all’offensiva dell’M23 lanciata l’anno scorso. Nelle violenze di ieri razzi caduti sui quartieri di Ndosho e Mugunga, alle porte di Goma, hanno causato almeno quattro vittime e 17 feriti. I combattimenti, circoscritti al villaggio di Mutaho, 10 chilometri a nord del capoluogo, hanno spinto più di 30.000 persone ospitate nei campi sfollati di Mugunga, Lac Vert, Buhimba e Bulongo a scappare verso il centro di Goma, in direzione dei quartieri meri***nali e verso nord-ovest, in direzione di Sake. “La situazione è inammissibile e si sta nuovamente deteriorando. I civili sono ostaggio dei combattimenti. La gente è traumatizzata e sta scappando terrorizzata” ha detto Thierry Goffreau, capo missione di Medici senza frontiere (Msf) a Goma, annunciando una sospensione di una parte delle attività dell’ong a causa dei combattimenti.

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        • UNTIME NOTIZIE -----------24/05

          NORD KIVU: OPERATIVA “ENTRO DUE MESI” LA BRIGATA ONU
          Copertina Economia e politica Giustizia e Diritti umani

          Sarà operativa “entro due mesi” la Brigata di intervento della locale missione Onu, il cui mandato “va oltre quello tradizionale, per imporre la pace” nell’est del Congo: è l’impegno del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, al termine della sua visita a Goma, capoluogo dell’instabile provincia mineraria del Nord Kivu. “E’ una forza ben equipaggiata, costituita da 3000 soldati molto preparati. Queste truppe saranno in grado di ristabilire la situazione regionale (…) e ora si stanno accelerando i preparativi per il dispiegamento” ha detto Ban Ki-moon.

          Istituita lo scorso 28 marzo con una risoluzione del Consiglio di sicurezza, la Brigata sarà formata da più di 3000 militari del Sudafrica, della Tanzania e del Malawi che potranno attuare operazioni offensive contro i gruppi armati attivi nella regione confinante con il Rwanda e l’Uganda. Una presenza militare ‘nuova’ che si aggiungerà a quella dei 17.000 caschi blu della Missione Onu per la stabilizzazione del Congo (Monusco), spesso criticata per la sua inefficienza.

          Accompagnato dal presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, a Goma il segretario generale ha visitato Heal Africa, un ospedale che fornisce assistenza alle donne vittime di violenze sessuali, una delle conseguenze più gravi e diffuse del conflitto congolese. Dalla ripresa dei combattimenti tra l’esercito regolare (Fardc) e la ribellione del Movimento del 23 marzo (M23) i medici della struttura hanno accolto almeno otto pazienti al giorno. “Tutto questo deve finire” ha detto Ban Ki-moon, mentre il presidente della Banca mondiale ha sottolineato che “le donne di quest’ospedale sono la ragione per la quale non bisogna fermare gli aiuti in attesa che la pace ritorni”. Nel contempo il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha denunciato “attacchi diretti e indiscriminati” contro la popolazione, chiedendo alle parti contendenti di “risparmiare la vita dei civili”. Razzi caduti nei giorni scorsi sui quartieri di Ndosho e Mugunga, alle porte di Goma, hanno ucciso almeno quattro civili, tra cui dei bambini, e 19 altri sono stati feriti. Prima della partenza il segretario generale dell’Onu ha annunciato una prossima riunione per valutare l’attuazione dell’accordo di Addis Abeba, firmato lo scorso febbraio tra 11 paesi africani per ristabilire la pace nella regione dei Grandi Laghi.

          A Kigali, la capitale del Rwanda, i due dirigenti hanno incontrato il presidente Paul Kagame, ma dalle dichiarazioni ufficiali non è emerso nulla in merito alla crisi del Nord Kivu. Eppure diversi rapporti Onu hanno accusato Kigali di sostenere politicamente e militarmente l’M23. “In tempi di guerra o di pace, dentro o fuori dalle loro case, a scuola, che siano ricchi o poveri, donne e bambini devono essere messi al riparo da ogni violenza” ha detto Ban Ki-moon durante l’inaugurazione nella capitale ruandese di un centro specializzato nella lotta alle violenze. Oltre al plauso per lo sviluppo economico sostenuto del paese delle Mille colline e per i successi compiuti in materia di pari opportunità, visitando il Memoriale di Gisozi il segretario generale ha detto “in Rwanda abbiamo fallito” in riferimento al genoci*** del 1994. Dopo il Mozambico, la Repubblica democratica del Congo e il Rwanda, la visita di Ban Ki-moon proseguirà a Entebbe, in Uganda, e ad Addis Abeba, in Etiopia, per le celebrazioni del 50° anniversario dell’Unione Africana (UA).

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          • ULTIME NOTIZIE 31/05--------------------------
            NORD KIVU: RINFORZI MILITARI IN ATTESA DELLA BRIGATA ONU


            “Ora Goma è difesa più che mai”: a rassicurare la popolazione del capoluogo orientale è il governatore della provincia del Nord Kivu, Julien Paluku, dopo che l’esercito regolare (Fardc) abbia rafforzato il dispositivo di sicurezza attorno alla capitale dell’instabile regione mineraria. Dieci giorni fa, dopo una tregua durata sei mesi, sono ripresi gli scontri tra soldati congolesi e ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) nel villaggio di Mutaho, a una decina di chilometri a nord di Goma, causando almeno 19 morti e 27 feriti. Inoltre razzi caduti sui quartieri di di Ndosho e Mugunga, alle porte del capoluogo, hanno mietuto altre quattro vittime e feriti, spingendo alla fuga più di 30.000 persone ospitate da mesi nei campi sfollati della zona. Solo la visita a Goma del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha spinto le parti ad interrompere i combattimenti, ma dal 23 maggio la situazione sul terreno rimane incerta e gli scontri potrebbero riprendere da un momento all’altro. “Mutaho si è svuotato e le Fardc hanno preso posizione nel villaggio. I civili non devono avvicinarsi troppo per non correre rischi” ha detto il portavoce dell’esercito, il colonnello Hamuli. Sulla collina di fronte a Mutaho ci sono i combattenti dell’M23, la ribellione nata un anno fa col sostegno dei vicini Rwanda e Uganda.

            Pochi giorni fa il capo dell’M23, Sultani Makenga, ha dichiarato che “non intendiamo riprendere il controllo di Goma ma non abbandoneremmo le nostre posizioni qui attorno”, sottolineando che “il governo non è in grado di batterci, non ha altra scelta che negoziare con noi”. Da settimane sono sospesi i colloqui di pace di Kampala, promossi dai paesi dei Grandi Laghi per riportare la pace nell’est del Congo: per sedersi nuovamente al tavolo, i ribelli hanno chiesto a Kinshasa la firma formale di un cessate-il-fuoco.

            Oltre che per esercitare pressioni sul governo per spingerlo a tornare a Kampala, la ripresa degli scontri sul terreno è stata considerata come un tentativo di dissuadere la comunità internazionale dal dispiegare la Brigata di intervento Onu, creata dal Consiglio di sicurezza per dare la caccia a tutti i gruppi armati attivi in Kivu. Il capo delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, Hervé Ladsous, ha annunciato che “la brigata potrebbe essere operativa entro metà luglio”. Dotata di un mandato offensivo – è questa la principale novità – la brigata costituita da più di 3000 soldati del Sudafrica, Tanzania e Malawi affiancherà la locale missione Onu (Monusco), forte di 17000 uomini, spesso oggetto di critiche per l’incapacità a tutelare i civili.

            Ma in Nord Kivu la situazione rimane altrettanto instabile anche a Butembo- Beni, dove unità speciali delle forze di polizia sono state dispiegate per “garantire la sicurezza della regione” ha annunciato il ministro della Difesa, Alexandre Luba Tambo. Un fenomeno relativamente nuovo e sempre più preoccupante si sta manifestando nella zona: quello dei sequestri di civili a scopo di estorsione da parte di varie milizie. La scorsa settimana fonti religiose della MISNA hanno denunciato il rapimento di almeno 15 persone – tra cui donne e minorenni – nei pressi della parrocchia di Nostra Signora dei Poveri, dove ad ottobre tre preti sono stati sequestrati.

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            • 12/02/2015 – R.D. Congo – Le presidenziali si terranno il 27 novembre 2016

              Si terranno il 27 novembre 2016 le prossime elezioni presidenziali nella Repubblica democratica del Congo. Lo ha annunciato oggi la Commissione elettorale nazionale indipendente. – Jeuneafrique.com

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